giovedì 26 marzo 2009

Il primo numero e la prima versione in raccolta di Stars 'N' Stripes

I Tar Heels nelle mani di Psycho T

Il College Basketball è un mondo particolare, difficile da raccontare e difficilmente paragonabile agli altri ambienti cestistici planetari, siano essi i campionati europei o la NBA. Racchiude in sé una serie di emozioni, sia di gioco che di vita, che un giocatore-ragazzo non proverà mai in nessun’altra dimensione, sportiva ed umana. La rivalità tra gli atenei è un qualcosa che nei professionisti a stelle e strisce incontri di rado, forse solo legata a determinati momenti storici di alcune franchigie, si pensi ad esempio alle sfide infuocate tra i Celtics ed i Lakers degli anni 80, o a quelle tra i Miami Heat ed i New York Knicks di fine anni 90. Nella NCAA queste rivalità sono storiche e non muoiono mai; un’idea di tali rivalità è stata ben fornita dallo spot che gira sulle reti americane in questo periodo e che accompagna le sfide del torneo 2009. Si vedono, ad esempio, una donna vestita con i colori di UCLA che, con il classico “ditone” da palazzetto, blocca la chiusura delle porte dell’ascensore consentendo l’ingresso all’altra donna vestita, però, con i colori della rivale USC; o ancora il tifoso di North Carolina University che, sotto la pioggia battente, offre riparo all’acerrimo rivale tifoso di Duke il quale, inavvertitamente, tocca la mano del “Tar Heel” e questi gli rivolge uno sguardo come a dire “ok, ma a tutto c’è un limite”, e allora la mano del “Blue Devil” si sposta più su, dove il contatto fisico tra i due non c’è più. Chi non ha voluto fare a meno di queste emozioni, rinunciando a dichiararsi eleggibile al draft del 2008 e, quindi, completare il percorso del college con l’ultimo anno da senior, è Tyler Hansbrough. Tyler passerà alla storia come uno dei migliori giocatori nella storia di UNC, miglior realizzatore ogni epoca dell’Atlantic Coast Conference (2.789 punti), viaggia a 21.4 punti e 8.2 rimbalzi di media a partita, un rendimento che gli è valso la candidatura al Naismith Award 2009, vale a dire il massimo riconoscimento individuale a livello di college basketball, titolo che potrebbe aggiungere a quello già conquistato lo scorso anno (è il terzo Tar Heel a vincere il premio dopo Antwan Jamison nel 1998 e Michael Jordan nel 1984). Psycho T, come è stato soprannominato, non tanto perché ricorda Norman Bates, personaggio dal profilo psicologico disturbato nel celebre film di Alfred Hicthcock, quanto per via dell’intensità con cui si allena e gioca, è un giocatore duro, un gladiatore. Alto 2 metri e 04, giocatore da post basso ma che, progressivamente, sta mettendo un buon tiro dalla media, fa della forza fisica e dell’atletismo il suo punto di forza. Da sempre, i giocatori che mettono il cuore in campo, attirano le fantasie e le simpatie dei tifosi; ed ecco allora spuntare delle T-Shirt con il viso di Tyler urlante e la scritta Psycho T, quasi come se fosse un logo. Hansbrough guida, come leader carismatico, la formazione di Chapel Hill in questa corsa alle Final Four e al titolo NCAA che lo scorso anno è sfuggito in semifinale, al cospetto dei futuri campioni di Kansas University. Al primo turno, contro la piccola Radford, Tyler ne ha messi 22 con percentuali rivedibili (solo 5/16 dal campo), ha catturato 5 rimbalzi ed è stato, in ogni caso, un pericolo per gli avversari che lo hanno mandato in lunetta ben 12 volte (12/12 ai liberi). Il secondo turno prevedeva la sfida contro Louisiana State University e i Tigers hanno creato non poche difficoltà ai Tar Heels. Psycho T ha dominato gli avversari nel verniciato, soprattutto nella prima frazione, concludendo con 15 punti e 8 rimbalzi e trascinando, con il prezioso supporto di Ty Lawson, UNC alle “Sweet Sixteen”. Probabilemente Hansbrough, guardando i vari mock draft, non sarà mai un giocatore NBA di altissimo livello; si prospetta per lui un carriera professionistica da specialista difensivo o, al massimo, una solida carriera europea, ma a noi questo poco interessa, lasciateci vivere il college basketball e tutte le sue emozioni.
Alessandro delli Paoli