Personalità, grinta, tratti di evidente leadership (sempre qualche parola nei confronti dei compagni anche con toni alti dopo qualche errore in difesa ndr) e coraggio di prendersi le proprie responsabilità nel momento del bisogno. Questi i tratti caratteriali messi in evidenza contro gli Spartans, quelli tecnici li sapranno già a memoria ed allora non ci resta che attendere l’epilogo della questione ed il futuro di un giocatore che ha già un posto da stella in una squadra: quella azzurra della Nazionale del presente e del futuro.
Quinto ogni tempo per assist nella storia di USC con 363 dietro a Gus Williams, che effetto fa lasciare un segno cosi indelebile nella storia della tua università.
«Emozionante. Di sicuro significa che il lavoro che è stato fatto e che ho fatto in questi anni sta producendo e ha prodotto dei buoni risultati. Però non lo vedo come un punto di arrivo, ma soprattutto come un punto di partenza, voglio continuare a migliorare. Gus Williams mi ha fatto spesso i suoi complimenti cosi come molto spesso lo vedo alle partite in casa, era un signor giocatore e questo non può che far onore».
Di sicuro verrai ricordato come uno dei Trojans che ha storicamente conquistato
«La voglia che ho avuto di continuare a giocare lo sport che amo anche quando le cose non andavano bene e gli infortuni mi impedivano di dare il 100%. Quest' anno, un anno storico per noi nel quale è arrivato anche l’anello, abbiamo lavorato tanto in palestra, abbiamo fatto tanti sacrifici e alla fine siamo stati ripagati con il trofeo. Tutto questo è segno di un gruppo compatto e io sono orgoglioso di esserne parte».
Cosa vi è mancato per vincere contro Michigan State?
«Taj Gibson. Sono riusciti a limitarlo, poi un paio di fischi in più non gli anno permesso di entrare in ritmo partita, ma queste cose capitano nella carriera e nel corso di un giocatore»
Nel finale ti sei preso le tue responsabilità, c'è qualcosa che non rifaresti?
Su quell'ultima penetrazione c'era fallo?
«No, mi sarebbe piaciuto un fischio. Ma Lucas mi ha sporcato la palla da dietro. Penso che l' abbia appena sfiorata poi mi è scappata dalle mani. Ero furioso con me stesso alla fine».
Tenterai la carta Nba: è sicuro?
«Per ora non ho deciso ancora niente. Ho bisogno di tempo per parlare con Floyd e valutare quali sono le voci su di me e la mia annata. Sto vivendo un misto di emozioni. Amarezza per la sconfitta, ma allo stesso tempo orgoglio per essere tornati a LA come campioni. Fra una decina di giorni avrò le idee più chiare».
Sei anni in California, tre anni in un mondo del tutto diverso come il college basket, cosi ti hanno dato come giocatore e come uomo?
«I 3 alla St. John Bosco sono stati importanti nel mio sviluppo. Il college basket e' una fase della mia vita che ricorderò come un periodo di transizione fra la gioventù e la maturazione. Sto imparando il business di un giocatore professionista in campo e fuori, tra le tante altre responsabilità come lo studio. In più ci si diverte a Los Angeles: viva
A chi dedichi questi tre anni? e a chi questo torneo Ncaa?
«E' ovvio alla mia famiglia, a tutti gli amici che mi conoscono da quando ero un bambino, e quelli che ho conosciuto ultimamente; a Pesaro e la pallacanestro stile casa nostra, stile campetto. Gli allenatori delle giovanili, le squadre e tutto quello che ha compreso e toccato la marcia di Daniel Hackett e il suo sogno americano. Voglio ringraziare tutti. Ho imparato tanto da tutti loro».
Il tuo più grande ricordo, anche non cestistico, e il tuo più grande rimpianto?
« Lasciare gli amici di Pesaro e il clima della mia città' a 15 anni per partire per una nuova destinazione. Ho visto la tristezza degli amici che mi conoscevano e con cui ho ricordi indimenticabili. Ce ne sono tanti. Quella fu la svolta della mia carriera. Non volevo deludere nessuno, ero in missione. Rimpianto?? Nessun rimpianto, ho apprezzato tutto quello che mi sta attorno e ho sempre dato il 100%».
Ora che USC è fuori dal torneo chi vince il titolo Ncaa?
«Pittsburgh».
Chiudendo gli occhi e potendo teletrasportarti da qualche altra parte in quale città Nba andresti?
«Ovunque, lo giuro, non ci sono scelte».
Domenico Pezzella
(intervista pubblicata anche su www.tripladoppia.com)
