giovedì 19 marzo 2009

Il 'Phila Old Style' funziona: Sixers ad un passo dal quinto posto

Si stava meglio quando si stava peggio? Mai cambiare la via vecchia con quella nuova? E ce ne sarebbero anche degli altri di proverbi che in un certo senso potrebbero spiegare quanto sta accadendo nella ‘City of the brotherly love’. Salire di colpi, salire di giri, salire di vittorie, ma soprattutto salire a livello di gioco e di qualità da una data ben precisa, dal momento in cui i Sixers sono tornati ad essere quelli della scorsa stagione, quelli che hanno impressionato il mondo cestistico a stelle e strisce mettendo in difficoltà al primo turno della passata edizione dei playoff niente di meno che i Detroit Pistons, quelli che sembravano essere sulla strada giusta per creare una sorta di seconda Portland, una seconda isola felice basata su tantissimo talento giovane e qualche veterano a fare da collante tra la vecchia e la nuova generazione. E poi? E poi il mercato, i movimenti, l’esborso in termini di presidenti spirati per portare a Phila un giocatore che arrivava da una stagione di inattività, da una stagione passata a curarsi il tendine d’Achille prima di poter tornare a mettere piede in campo dopo aver accarezzato il sogno di portarne un altro del calibro di Josh Smith. Un giocatore che però dalla sua aveva un curriculum personale (non certo di palmares tranne se non se ne vuole fare una questione di università ndr) niente male, un curriculum che parlava e parla tutt’ora di un giocatore d’area, non un albatross per intenderci, un lungo tutto fare stile Carlos Boozer con punti nelle mani, con qualche movimento in post basso e tanta energia e senso della posizione specie per quanto riguarda i rimbalzi di attacco dove prima di entrare a tempo prolungato all’interno della injured list dei Clippers, era uno dei migliori interpreti non della seconda squadra losangelina, ma dell’intera Lega. Insomma il nome è quello che tutti gli allenatori avrebbero accettato e non solo per il comportamento del ragazzo da Peekskill all’interno dei ventotto metri di campo, ma anche per quello che è nella Nba un modello di comportamento anche al di fuori dal campo. Alla fine il veto l’ha posto anche Maurice Cheeks ed Elton Brand ha fatto le proprie valige, ha svuotato l’armadietto californiano e trasferitosi dal sole della costa Ovest al freddo di Philadelphia solo per prendere parte ad un progetto che sembrava molto più di un qualcosa di molto interessante. Clamore, tanto parlare di un’aggiunta che ad Est avrebbe smosso più di un equilibrio se solo l’ex Duke avesse ripreso una condizione fisica quanto meno simile a quella dei suoi primi tre anni in questa Lega. Clamore e tanto parlare, che però non ha avuto nient’altro che il ruolo e lo scopo di fungere da fumo negli occhi. Anzi forse meglio dire tanto fumo negli occhi. L’arrivo di Brand ha portato si un giocatore capace di mettere la doppia cifra a livello di punti e non soli ad allacciata di scarpe, ma ha improvvisamente rallentato il ritmo della squadra. Un ritmo che prima del suo arrivo era quello dei velocisti, era quello di gente che scattavano sulle corsie laterali per prendere al volo i vari ‘cioccolatini’ loro serviti da un giocatore che quando può esprimersi nel servire i compagni in campo aperto ha pochi rivali ed invece…Ed invece Andre Miller ha dovuto scalare di marcia, ha dovuto scendere di ritmo, Lou Williams ed Andre Iguodala hanno corso di meno e tutto il sistema di Sixers ne ha risentito. In questo sport i numeri a volte contano più di quanto il nome o il passato possa incidere a livello virtuale ed i numeri in questo momento ‘condannano’ ed hanno condannato Elton Brand promuovendo il ‘Phila Old Style’ con gente che corre su per il campo, segna, diverta, ma soprattutto e questa resta la cosa più importante, vince. Sei vinte e 9 perse nel mese di Novembre con quasi 93 di media. Le cose non vanno certo come dovevano andare o come tutti si sarebbero immaginato nemmeno agli inizi del mese di dicembre, le sconfitte continuano ad arrivare (9-14 il record totale) e allora ecco la prima testa rotolare per le terre e come spesso accade in questo caso per dare una scossa a tutto l’ambiente a pagare per le ‘pene’ e le difficoltà di espressione della squadra è colui che era considerato, dopo l’esperienza da giocatore e da aiuto allenatore proprio ai Sixers, come il figliol prodigo dopo aver guidato egregiamente qualche stagione la prima forma acerba degli attuali Portland Trail Blazers: Maurice Cheecks e siamo al 14 di dicembre. La squadra viene affidata a Tony Di Leo con l’incarico di traghettarla fino alla fine della stagione. Il 17 di dicembre arriva poi il giorno dell’infortunio dell’ex Clippers (15,9 punti e 9,8 rimbalzi a partita fino a quel momento), Philadelphia torna ad essere quanto meno quella della passata stagione e qualche parvenza di cambiamento sembra anche esservi. I numeri nella parte finale di Dicembre, però, non sembrano proprio ancora aiutare i Sixers, 2 vittorie e quattro sconfitte per chiudere il periodo di Natale con 6 vinte ed otto perse, ma poi la svolta (95,5 punti a sera). Coach Di Leo decide che è arrivato il momento di rispolverare lo stile della passata stagione, di rimettere in piedi quella che era la ‘vecchia guardia’ con Evans prima e Thaddeus Young di nuovo in quintetto al fianco di Dalembert, Iguodala nello spot preferito di ala piccola ed in campo tanti specialisti come Ivey, tanti velocisti come Lou Williams. Il mese di gennaio si apre con la doppia sconfitta texana contro Dallas prima e San Antonio poi, alla quale seguono poi quattro vittorie in fila in cui si ritorna al passato e Philadelphia torna ad essere quella di una volta. Cambiano i numeri si passa dai 95 abbondanti di dicembre agli oltre 101 di gennaio con il 51,6% da due (oscillante tra il 43 ed il 46 la percentuale dal campo da due nei mesi di Ottobre, Novembre e Dicembre) e 43,8 da tre (34% a Novembre e 23% abbondante a Dicembre). Come per magia è paradossalmente aumentato anche il numero dei rimbalzi che in sole sei uscite di questo 2009 le cifre di ‘spalding’ catturati sfiorano quasi quelle messe assieme nelle 14 partite del mese scorso: 11,2 di media in attacco, 27,5 in difesa e 38,7 totale a fronte degli 11,5 in attacco di dicembre, dei 29 in difesa e 40,5 totali. Insomma quelle di squadra sarebbero anche potuti bastare, per rendere l’idea di quanto al suo ritorno Elton Brand avrebbe avuto più di qualche semplice problema nell’inserire la sua non condizione ottimale all’interno di un gruppo e di una squadra che ha dimostrato che ama correre e dare spettacolo. Spettacolo in cui non appena è uscito fuori di scena l’ex Duke, Andre Iguodala ne è diventato uno dei protagonisti assoluti. Il numero 9 non si è fatto pregare nel prendersi la squadra in mano e guidarla con prestazioni che fanno più che riflettere, ed allora il tutto torna a fare i conti con i numeri e le cifre. Tutte in aumento, tutte in crescita e tutte a partire dall’assenza di Brand: il tour parte dai punti e quindi 13,1 a novembre, 19 a dicembre (con numeri toccati in aumento a partire da quel fatidico 17 di dicembre con rispettivamente 18, 26, 14, 26, 24, 17, 28) e addirittura 22,3 nelle sei di gennaio con più del 55,6% da due e 40% dalla lunga distanza (40,7% e 47,5% e 29,7% e 17,9% le cifre in precedenza rispettivamente da due e da tre ndr). Con più libertà di ‘movimento’ sono aumentati anche gli assist che dai 4,5 dell’ultimo mese del 2008 sono passati ai 6,5 del nuovo anno. Il tassametro ha continuato a correre, le vittorie sono continuate ad arrivare cosi come è giunto anche il momento del secondo ritorno, del secondo ‘came back’. Questa volta Brand parte dalla panchina, parte da dietro come sui suol dire in gergo come arma tattica utilizzata da Di Leo con quindi la possibilità e la scelta di rallentare il ritmo, giocare a metà campo prima di re ingranare le marce alte e riprendere la 500miglia di Indianapolis. Il resto è storia recente. Due mesi (febbraio con 6 vittorie e 6 sconfitte e marzo ancora in corso con 5 e 2) in cui i Sixers si conquistati il secondo posto della Atlantic Division, con un record al di sopra del 50% (34-31), Brand ancora alle prese con guai fisici e fuori per il resto della stagione (ultima uscita il 3 di febbraio contro i Boston Celtics) e Phila al momento con il sesto posto in tasca e con du partite di distanza dal quinto e dai Miami Heat il che vorrebbe dire primo turno molto più agevole di quello della passata stagione.

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