
I Supersonics non ci sono più, le giocate sopra il ferro di Shawn Kemp sono solamente un indelebile ed emozionante ricordo, e alla Key Arena ci si va soprattutto per ammirare in tutto il suo splendore (cestistico e non) Lauren Jackson, atleta-modella australiana delle Storm. Così, a contribuire alla non sparizione di Seattle dal basket che conta, ci pensano soprattutto i ‘nativi’: Nate Robinson, Jamal Crawford, anche Martell Webster. E ci penserà anche il prossimo figlio della Rainy City, in piena rampa di lancio, che con i primi due condivide la formazione liceale sotto coach Mike Bethea alla Rainier Beach HS.
Nome: Terrence. Cognome: Williams. Curriculum: quattro anni sotto coach Rick Pitino a Louisville, di cui l’ultimo ancora da chiudere e con buone chances di farlo col botto. I Cards sono tra i più accreditati per la F4, e T-Will, statene certi, vuole godersi appieno ogni momento di questo suo ultimo frame di carriera collegiale. Dal video della Senior Night alla Freedom Hall, facilmente rintracciabile su youtube, si intuisce subito tutta la sua voglia di divertirsi; osservandolo giocare si può anche rintracciare in lui il piacere di cedere la scena ai compagni ma anche la capacità di prendersi le luci della ribalta con la stessa facilità. Fuori e dentro il campo, Williams non può quindi che essere il leader emotivo di questi Cards che, in attesa del Torneo NCAA, hanno lasciato il segno vincendo la Big East contro Syracuse guidati dagli 11 punti, i 7 rimbalzi, i 6 assist e le 7 palle recuperate del nostro.
Un titolo statale a Rainier (dove giocava anche wide receiver) nel 2003, una laurea in Communication, la terza e la quarta tripla doppia della storia di Louisville (le prime due di Samaki Walker ed Ellys Miles), oltre ad una collezione di sneakers che ha già abbondantemente passato quota 300, T-Will non è il fenomeno collegiale da one-n-done ma un’atleta intrigante, con ampi margini di crescita e alcune stille di talento puro che non passano certo inosservate.
Cominciamo con i ‘piatti caldi’ della casa: di primo, un fisico compatto (6-6, 210 libbre), con la parte alta del corpo decisamente più pronta di quella di altri coetanei, cui abbina un esplosività atletica da Slam Dunk Contest (Pitino, al suo arrivo a Lousville, lo paragonò nientemeno che a ‘Nique in questo senso). Ciò gli permette di essere il classico slasher, quello che sa andare fino in fondo, più di potenza che di tecnica, visto che il controllo del corpo è ancora da affinare in certe situazioni, oltre che consentirgli, da tre anni a questa parte, di esser rimbalzista da oltre sette a sera. La seconda portata la potrebbe servire direttamente lui, visto come sa giocare per i compagni: le doti di assist-man sarebbero infatti notevoli per una point guard di 1.70, figuriamoci per uno con sto corpaccione. Intendiamoci: non è Jason Williams, ma le fucilate ad una mano dal palleggio, la morbidezza e precisione con cui serve i lob ai lunghi e alcune intuizioni donategli da una superba visione del gioco si lasciano più che guardare. Di contorno, se vi aggrada, c’è un tiro da fuori che, pur ancora non sicurissimo, è in netta crescita: tralasciando l’apprendistato da freshman, negli ultimi tre anni è salito dal 26% al 37% nelle triple, passando dal 36% al 42% dal campo. Oltre alla conclusione dall’arco sta sviluppando anche il jumper dai cinque metri, particolare non di poco conto visto che con quelle doti fisiche può prenderlo pressoché sempre. Siccome frutta, dolce e caffè si possono anche saltare, ma l’amaro arriva sempre, andiamoci direttamente: la mobilità di piedi è buona, però in difesa tende ancora a fidarsi troppo del suo gioco (pur ottimo) sulle linee di passaggio; il ball-handling è buono ma non eccezionale, e come detto la sua dimensione offensiva è ancora tutta in divenire, anche perché in lunetta non è che sia esattamente Mark Price (59% nel quadrienno collegiale).
Ecco, la cosa bella è che nei Mock Draft naviga la tra la fine del primo giro e l’inizio del secondo. Il che significa che il salto in NBA potrebbe collocarlo in una squadra di vertice, situazione che al momento ci pare più adatta per far sì che uno come lui migliori passo dopo passo ma dando subito un fattivo contributo. Ma c’è da scommettere che nelle prossime due settimane T-Will farà di tutto per portare i Cards al gran ballo di Detroit e far ricredere i suoi (tanti) detrattori ancor di più dopo il titolo della Big East. Si parte stasera, contro Morehead State; ma, comunque vada a finire il Torneo di Lousville, per noi uno che gioca con quella voglia di divertirsi e divertire, sempre col sorriso sulle labbra e con un’emozionalità pazzesca, vince in partenza.
Michele Talamazzi
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