Può sembrare un qualcosa di macabro, un qualcosa di poco religioso, ed invece è solo il fatturato della notte di colui che in questo momento sta rappresentando il basket tricolore nel momento di massima visibilità a stelle e strisce per quel che riguarda la pallacanestro collegiale. Per una volta a tenere attaccati allo schermo (di qualsiasi tipo quello della tv, dal momento che le gesta del figlio di Rudi sono andate in diretta su Sky, o quello del pc utilizzando e ringraziando la stessa Ncaa per il servizio on line offerto e messo a disposizione di tutti anche coloro che magari non hanno la possibilità di vedere la pallacanestro via etere) gli amanti della palla a spicchi, non sono stati i vari Bargnani, i vari Gallinari o i vari Belinelli. Questa volta il protagonista assoluto, il protagonista della notte magica italiana è stato lui: Daniel Hackett. Fino a questo momento di lui e dei suoi Trojans si era solo sentito parlare, dal momento che le partite di stagione regolare di USC andavano in onda in orari proibitivi persino per la Espn figurarsi per una tv italiana o per gli italiani. Persino la finale di Pac 10 è stata raccontata mediante scritti, mediante commenti, foto e quant’altro. Magari per i familiari o comunque per i tifosi del numero 13 (specialmente in terra pesarese terra natia del playmaker della nazionale ndr) sarebbe stata grande cosa poter vedere il ‘loro’ Daniel a fine partita vestire cappellino, maglietta e avere tra le mani quella statuetta che è simboli della vittoria e del primato in una Division importante come quella della Pac 10. Ma le esigenze sono le esigenze. Le Division dell’est attiravano molto più interesse, ed allora ecco che il debutto in tv nazionale ed internazionale è stato solo rimandato. Rimandato all’appuntamento più importante della March Madness del College Basket: il torneo Ncaa. Rimandata all’esordio di quello che è il suo sogno e un po’ anche di chi da quest’altra parte del mondo è rimasto attaccato agli schermi di cui sopra. Finalmente nella notte tutti hanno avuto modo di ammirare l’Hackett in azione e tutti hanno avuto modo di ammirare i compagni di una squadra che si mostra al quanto interessante. Guardingo e molto più votato alla gestione del gioco, la partita del numero 13 contro Boston College. Poche le iniziative personale, poche le scorribande, molti più passaggi e letture di quello che la partita proponeva e cioè palla a Gibson ‘on fire’ e poi da li costruire tutto il resto. Basti pensare che anche la stella di Usc Demar Derozan, siè dovuto defilare quel tantino per dare molti più possessi e spazio al lungo di coach Tim Floyd in grande spolvero. Difficile però tenere Hackett lontano dal canestro, difficile impedirgli di prendersi quei tiri o meglio quelle giocate da ‘driver’ verso il canestro e allora alla fine sono 6 i punti a bersaglio, cosi come sei sono stati i cioccolatini serviti in giro per il campo del Metrodome di Minneapolis ed altrettanti i rimbalzi catturati da una parte e dall’altra del rettangolo in legno. Un 6-6-6 che consegna alla Ncaa, a USC, e all’Italia un giocatore che di sicuro avrà modo di mostrare quella zampata per sorprendere anche gli scout Nba, che restano i principali destinatari delle giocate del pescarese. E quindi occhio già al prossimo big Match, quello contro Michigan State. Più il gioco si fa duro, più i duri iniziano a giocare, più Hackett si sente a suo agio nel mettere la propria firma su qualcosa di importante.
Domenico Pezzella

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